Storia spicciola - Sappiamo che l’handicap (vantaggio di gioco) è quel differenziale rispetto al par del campo che consente al Golf di essere l’unico sport in cui è possibile competere alla pari, anche in presenza di abilità di gioco estremamente differenti. Tale differenziale, negli anni, è stato normato in maniere diverse. 30 anni fa, circa, gli handicap “entry level” erano 24 per i dilettanti e 28 per le signore. Venivano assegnati, abitualmente, dal Professionista del Circolo che, dopo un congruo numero di lezioni che comprendevano anche i rudimenti delle Regole e una discreta dose di Etichetta, comunicavano alla Segreteria del Circolo che il “principiante” era in grado di calpestare il percorso di gioco vero e proprio. Iniziava così un percorso di miglioramento in gara che era assai più rapido dell’attuale perché, allora, per ogni colpo giocato sotto il par netto si perdeva UN INTERO colpo di handicap. Per semplificare, un 40 punti stableford odierno (4 sotto che comporta una variazione tra 0,4 e 2 dell’handicap esatto a seconda delle categorie EGA) provocava allora una diminuzione SECCA di 4 colpi. Pur considerando che le gare degli anni ‘70/’80 erano prevalentemente giocate con formula medal, il che comporta una maggiore difficoltà oggettiva a giocare sotto il par, è evidente che la discesa di handicap era più rapida e consistente. Non esisteva poi alcun metodo, almeno in una prima fase e fatta eccezione per i giocatori sotto il 4, che prevedesse aumenti del vantaggio di gioco.
Negli anni a seguire, ci fu dapprima un aumento dell’handicap iniziale (mi pare, e mi scuso per l’imprecisione eventuale, 28 e 32) e poi, con lo sviluppo del gioco, delle gare e dell’internazionalità del golf, l’entrata in vigore del sistema britannico CONGU. Tra le altre peculiarità di questo metodo, per la prima volta, si prevedeva che un giocatore che non raggiungesse un determinato risultato all’interno di una zona franca (la ben nota “zona neutra” ancora oggi utilizzata) venisse alzato d’handicap. Il sistema CONGU era assai più semplice da usare dell’attuale EGA: esisteva un solo handicap esatto (con virgola) che era trasformato in quello di gioco. Uguale su tutti i campi (salvo un tentativo effettuato circa a metà degli anni ’80 che variava l’handicap di gioco in funzione del par del campo su cui si disputava una gara). La zona neutra era, sulla carta, uguale a quella attuale ma, per una decisione autonoma mai contestata dagli organi CONGU, in Italia si decise di aumentare tutte le fasce di un colpo. In pratica era un poco più difficile essere alzati. Ma durante la fase CONGU ci fu una decisione solo italiana che, ancora oggi, costringe a discussioni e ci porta al punto focale delle polemiche attuali: venne stabilito che chi in gara avesse ottenuto un N.R. (no return, ritirato…) non avrebbe preso l’odiata virgola! Era lo stesso periodo in cui il numero di gare disputate in Italia si incrementava in modo esponenziale e molti, giocando ogni sabato e domenica, vedevano il proprio handicap salire ogni settimana. Un’onta da contrastare. E fu fatto! Con l’adozione del sistema EGA, la Federazione scelse di entrare " e direi che non c’era molta alternativa " in un sistema europeo che, tra le altre cose, aveva il vantaggio di rapportare l’handicap esatto del tesserato alla difficoltà del percorso giocato. Giusto e indiscutibile. Ma essendo sistema EUROPEO, con organismi di controllo sovranazionali, le autonomie erano limitatissime. Uno dei primi effetti fu che le Zone di Salvezza (Zone Neutre) furono abbassate di quel colpo che, con il sistema CONGU, ci eravamo concessi. E nel 2002 - mi assumo le mie colpe - il Consiglio FIG, su mia proposta, decise di abolire la possibilità che un N.R. non provocasse l’aumento dato dalla “virgola”. Ultimo passaggio storico, saltando l‘adozione del ben noto CSA, il non utilizzo degli EDS (score validi per l’handicap fuori gara) e le gare valide su 9 buche, è datato 2009: l’EGA (Associazione Europea di Golf) è diventata AUTORITÀ UNICA per la gestione degli handicap, delegando alle singole federazioni nazionali la sola applicazione delle norme da essa promulgate. In parole povere, spazio di manovra azzerato!
Filosofia - Ovviamente non quella che si studiava a scuola. Alla base dell’handicap che ci viene assegnato dalle norme del gioco del Golf, c’è anche una filosofia di gioco e di vita. Non posso quindi esimermi da alcune valutazioni. La filosofia alla base del Golf, come già ricordato ed estremizzando il concetto, è di consentire a un giocatore, anche neofita, di competere contro un avversario anche di altissimo livello. Ma soprattutto quella di giocare contro il CAMPO. E per fare questo l’handicap di gioco DEVE rappresentare il REALE livello del giocatore. Essendo il campo immutabile (al di là delle condizioni atmosferiche) ed essendo la capacità di gioco, al contrario, in continua evoluzione " nel bene o nel male " trovo sia fuori discussione che il proprio handicap esatto venga movimentato. Mi pare un concetto così basilare e semplice da non meritare discussione. Ho però l’impressione, anzi la certezza, che in Italia, per una serie di eventi, si sia creata una forma di approccio al concetto dell’handicap che non ha riscontro in nessun altro Paese europeo. Il numero di gare è così elevato che le variazioni in salita e in discesa sono moltissime. Creando così handicap forse troppo bassi (un periodo di buona forma, giocando due/tre gare alla settimana, provoca variazioni in discesa consistenti) o troppo alti data la sommatoria delle virgole. E non posso neppure tacere che il più volte espresso concetto dell’handicap equiparato ad uno status symbol (più sono basso, più sono “ganzo”) è sempre presente e vivo forse grazie al continuo, sbagliato concetto che il Golf sia sport d’élite.
Economia - Avrete probabilmente capito che, oltre ad essere il colpevole della deprecata decisione del 2002 volta ad abolire la non virgola per gli N.R., non ho affatto cambiato la mia opinione al riguardo. Ma nel 2009 le cose non possono non essere considerate anche sotto l’aspetto economico. Molti Circoli sostengono di avere subito una consistente diminuzione del numero di iscritti in gara. E ritengono responsabile di questo decremento il fatto che i giocatori non vogliano salire d’handicap. In un periodo di crisi come l’attuale mi rendo conto che questo sia un problema importante. Ma non sono convinto che la diminuzione d’iscritti derivi dalla ragione addotta dai Circoli. Penso più al fatto che la somma di quote d’iscrizione annuali, unita al costo d’iscrizione alla gara moltiplicato per due o tre volte alla settimana (e anche per il numero dei componenti di un nucleo familiare) porti ad un valore, nel budget di molti, assai pesante. Da qui, forse, la scelta di limitare la partecipazione ad alcune gare per lasciarsi la possibilità di giocare quelle più blasonate o importanti. Pare infatti evidente, consultando lo starting time di un qualsiasi Circuito nazionale di primo livello, che in queste gare vi sia una percentuale di iscritti del 30 ed anche 40% superiore a quelli di una normale gara di Circolo.
Quindi… dove è la verità? - È vero che il numero dei giocatori in gara è diminuito? (le statistiche sul numero assoluto d’iscritti in tutte le gare sul territorio nazionale dice di no; ma andrebbero forse pesate sul numero dei tesserati e, cosa ancora più ardua, sul numero di tesserati REALMENTE giocatori). Se effettivamente vi è una diminuzione, da cosa è provocata? La virgola fa veramente paura? O il costo delle gare è eccessivo? Se la virgola è la causa scatenante di questo problema, lo è per tutte le fasce di giocatori (sia in termini di età che in termini di abilità di gioco)?
Filippo Motta
Da 30 anni nell'ambito della Federgolf,
è stato a lungo responsabile del Settore Tecnico Regolamenti