A Tolcinasco il riconoscimento per la miglior preparazione e all’Argentario quello di miglior debuttante
Il campo di Biella le betulle è nuovamente primo e con un certo distacco dal secondo. Magnano, 6.497 metri, PAR 73
IL COMMENTO di Alberto Croze
La classifica della passata stagione presenta, solido al comando, il campo di Biella che, pur avendo visto risultati eclatanti (di molto sotto il par) nel mese d’agosto ai campionati europei dilettanti individuali, si piazza ancora primo con un certo distacco dal secondo. È già importantissimo aver ospitato, e con grande successo, un torneo così importante. Ma la maggiore novità è data dal secondo posto ottenuto dal nostro tracciato più vecchio, l’Acquasanta (mi perdoneranno i soci di Menaggio, perché so che questi due campi in qualche modo si contendono la posizione di campo più antico) che, grazie a una manutenzione eccezionalmente curata, è risalito in classifica.
Sale al secondo posto in classifica Roma Acquasanta Roma, 5.854 metri, PAR 71 (sopra), il campo più vecchio, seguito da Villa d'Este Montorfano, 5.727 metri, PAR 69 (sotto), anch'esso tra i più storici d'Italia.
 Nel corso della riunione finale in cui si esaminano insieme i risultati delle singole votazioni, qualcuno obiettava che è da molto tempo che non si gioca una gara importante professionistica su questo campo (l’ultima risale al 1980, l’Open d’Italia vinto da Massimo Mannelli). Per conto mio sono proprio i campi più vecchi, a patto di essere ben preparati (essenzialmente con rough alto e con fairway e green duri e veloci) a resistere meglio all’attacco della nuova tecnologia. Buche magari più corte " che impongono un gioco in difesa dal tee per non uscire dal fairway (in inglese run out of fairway) " si fanno rispettare più di quelle lunghissime che vengono comunque ridicolizzate dai driver di oggi, 350 metri e più. Infatti par 4 di 420/430 metri che tutti noi consideriamo lunghi, e per la maggior parte dei giocatori normali inarrivabili con due legni, si riducono per i professionisti del tour a un drive e, al massimo, un ferro dal sette al nove. La difficoltà va quindi cercata nelle condizioni (vento e rough) e negli ostacoli, che obbligano anche i più lunghi a scelte strategiche penalizzando il cosiddetto bomb and gauge, approccio più moderno dove si gioca sempre al massimo della potenza.
Voglio terminare i commenti alla classifica sottolineando come, per la prima volta dall’inizio di questa esperienza, i primi tre campi siano “vecchi” (Biella, Roma e Villa D’Este) a danno dei più recenti tracciati di Robert Trent Jones (Castelconturbia quarto e I Roveri " oggi Royal Park " sesto, scavalcato quest’ultimo incredibilmente da Torino). Per il resto l’Olgiata si conferma meritatamente tra i primi dieci (è nono) e Bergamo soffia ancora una volta il decimo posto al Milano. Come sempre il Pevero si segnala per essere il campo panoramicamente più bello mentre la miglior manutenzione è stata riconosciuta a Tolcinasco
Castello di Tolcinasco, Pieve Emanuele, 6.322 metri, PAR 72
che, forte di tre edizioni dell’Open d’Italia e della cura che questo evento necessita per offrire ai pro uno standard adeguato, nel corso della stagione ha sempre presentato green bellissimi e ospitato alla grande l’Open. Sempre ai massimi livelli anche la manutenzione di Bergamo e Franciacorta. scarica la classifica in formato .pdf
Un tracciato molto vario, tecnicamente impegnativo. L'Argentario, disegnato da David Mezzacane e Baldovino Dassù, risulta il migliore tra i nuovi.
Monte Argentario, 6.291 metri, PAR 71
Difficoltà pura
Sulla scia di quanto fatto dalla rivista americana Golf Digest, che ha recentemente pubblicato un elenco dei campi americani più difficili, vorrei seguire anche per l’Italia un ragionamento analogo, abbandonando per un momento l’insieme dei criteri che seguiamo per la nostra classifica, ovvero: valore dei colpi, difficoltà, equilibrio nel disegno, impressione nella memoria, estetica, manutenzione, tradizione. Se teniamo in conto la pura difficoltà " data dalla somma dei voti attribuiti al valore dei colpi e alla difficoltà (riferita al giocatore scratch) " abbiamo vere sorprese. Il campo percepito come il più difficile (e condivido pienamente questo giudizio) è Le Querce, seguito da Bogogno Bonora che nella classifica generale è appena tredicesimo e da Biella, che è invece in testa nella classifica del valore dei colpi, cosa che giustifica ampiamente la sua posizione di primo campo italiano. Esaminando la classifica, stilata in modo soggettivo dai nostri commissari sulla base della loro percezione dovuta all’esperienza di gioco (per la grandissima parte sono ancora o sono stati giocatori scratch, come il sottoscritto), si capisce che più pareri soggettivi " di persone aventi grande esperienza in comune " raggiungono nel loro complesso un certo grado di oggettività. È quindi interessante paragonare questi risultati con il course rating (CR) e con lo slope rating assegnato ai campi dalla commissione federale incaricata, in base ai criteri oggettivi utilizzati internazionalmente. Sappiamo che in questo settore vi sono state, e vi sono ancora, alcune incongruenze. Un esempio per tutti è un campo che conosco meglio di altri, Barlassina. A questo tracciato era stato assegnato un course di 72,6 (oggi leggermente modificato a 72,3 grazie all’avanzamento di tre tee) e uno slope di 135, facendolo considerare più difficile di Bergamo (course 72,4 e slope 137, il che dà un colpo in più a Barlassina per un giocatore di hcp esatto 10 o viceversa un colpo in meno a Bergamo), quando invece nella nostra classifica Bergamo è al 14° posto mentre Barlassina è, giustamente, al 34°. E chi gioca con un handicap basso non può non essere d’accordo. Questa è l’incongruenza forse più marcata, ma vi era anche il caso di Monza, successivamente corretto in basso, che all’inizio sembrava essere il campo più difficile d’Italia, mentre nella nostra classifica è al 21° posto. Altro esempio di grande differenza è Tolcinasco. Un buon campo sul quale però è relativamente facile fare score (veramente difficili solo le ultime tre buche), al punto che nella nostra classifica occupa la 28ª posizione mentre ha un course di 73,5 e uno slope di 138.

È Le Querce il campo percepito come il più difficile, considerando soltanto il valore dei colpi e la difficoltà per i giocatori scratch.
Biella e Le Querce, invece, stanno ai vertici sia nella nostra classifica sia in quella delle misurazioni federali. Ma l’incongruenza è notevole anche al vertice. Le Querce, primo in casa nostra, ha un course di 73,8 e uno slope di 145 mentre I Roveri, nono nella nostra classifica, sembra essere più difficile delle Querce o quantomeno alla pari (non è facile leggere la combinazione di course e slope) avendo un course di 74,7 (quasi un punto di più) e uno slope di 143. Gli esempi sopra esposti indicano che c’è ancora qualcosa che non va nel sistema messo in atto dalla Federazione. Personalmente mi fido molto di più dell’esperienza agonistica e del giudizio di un gruppo di buoni dilettanti e professionisti piuttosto che di un’astratta teoria applicata da funzionari federali che non hanno un passato da giocatore scratch. E questo senza nulla togliere alla buona volontà di chi se ne occupa, ma sottolineo che l’esperienza agonistica di alto livello è assolutamente insostituibile. In questo sta la validità della nostra classifica.
RATING IN CLASSIFICA
I NOSTRI PIU' DIFFICILI
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