Fabrizio Battanta, presidente di Castell'Arquato
Fabrizio Battanta con la moglie Ketty Lillo
Sul numero di luglio de Il Mondo del Golf è pubblicata, nella rubrica Il Presidente del Mese, l'intervista Fabrizio Battanta di Castell'Arquato.
Mondo immobiliare e mondo del golf sono sempre andati d’accordo. Anzi, il più delle volte si tratta di un connubio indissolubile e fondamentale per la sopravvivenza di un progetto in ambito golfistico. È sicuramente questa una delle ragioni che hanno portato la famiglia Battanta, imprenditori nel settore edile sin dall’inizio del secolo scorso, a investire nel golf. Ma non entrando dalla porta di servizio, bensì da quella principale. Fabrizio Battanta è il rampollo della famiglia, presidente del Golf Club Castell’Arquato e attento analizzatore di tutto quello che succede intorno al mondo immobiliare, golfistico ed economico.
È lui che ci racconta come la sua famiglia ha deciso di entrare in questo settore. “Quando negli anni ’80 è scoppiato il boom dell’edilizia – comincia Fabrizio – abbiamo deciso di diversificare i nostri investimenti e il golf ci sembrava il settore con le maggiori potenzialità di sviluppo. Soprattutto avevamo intuito che anche in Italia si doveva andare verso un golf accessibile a tutti e non solo elitario come era fino a quel momento.” A volte gli intenti coincidono con le opportunità e infatti… “Ci è capitato fra le mani un fallimento di ben 15 società che operavano sul territorio di Montaione, nella proprietà del borgo di Castelfalfi. Non ci siamo fatti scappare l’occasione: abbiamo rilevato il tutto, rimesso in bonis le aziende e riqualificato il territorio che comprendeva oltre 1000 ettari tra borgo medievale, cascine, terreni, riserva di caccia, eccetera.” E il campo da golf come nasce? “C’era già una bozza di progetto. Lo abbiamo riesumato e con l’architetto Mancinelli abbiamo realizzato il campo. Siamo stati forse tra i primi a creare un circolo ‘turistico’, aperto a tutti e accessibile senza quote azionarie. Abbiamo ospitato migliaia di golfisti di tutti i giorni, così come illustri clienti quali Sarah Ferguson e altri componenti dell’aristocrazia britannica.”
E poi è arrivato il momento di vendere e dedicarsi ad altri progetti. “Si, questo è il nostro lavoro: acquistare, rimettere in sesto e riqualificare e rivendere. Nel 2006 abbiamo venduto il tutto alla TUI e ci siamo buttati anima e corpo su Castell’Arquato, proprietà già nostra da alcuni anni ma mai curata come si doveva, dato che le nostre risorse erano tutte dedicate al resort toscano”. Il rischio di questo approccio è quello di farsi la nomea di un campetto, poco curato e dove non vale la pena di iscriversi. “È vero – ammette Fabrizio – ma c’è anche il rovescio della medaglia: i soci e coloro che in questi anni sono approdati a Cortina d’Alseno hanno potuto vedere, giorno per giorno, l’impegno, l’entusiasmo e i miglioramenti che questo circolo sta vivendo, nonostante le enormi difficoltà di un terreno ostile su cui poggia il percorso”.
Argilla blu. La peggiore. È questo il substrato dei fairway e dei green di Castell’Arquato. È come avere, pochi metri sotto il manto erboso, un enorme telo di plastica impermeabile. Gli esperimenti di Giacomo Caterini, superintendent del circolo, hanno permesso di fare il miracolo, regalando bunker (migliorabili) ma non più di cemento armato grazie all’inserimento di una fascia di ghiaia e di teli particolarissimi in grado di far passare l’acqua ma non l’argilla.
“È un impegno anima e cuore – continua il presidente – non quantificabile in ore e giorni, perché è continuo e costante. La mia passione per il golf si è trasformata, per necessità, dal gioco allo sviluppo del nostro campo che, come nella nostra filosofia, vuole essere un vero e proprio pay&play”.
In effetti, varcando il bel cancello in ferro battuto del circolo, si può notare, al di là della strada, il cantiere che sta ristrutturando il vecchio Hotel Cortina. “Esatto. Qui sorgerà un hotel a cinque stelle dotato di piscina, spa e sale congresso, in grado di ospitare turisti provenienti da tutto il mondo che vogliano divertirsi in campo e gustare l’enogastronomia locale e la cultura di di Castell’Arquato, uno dei borghi più antichi e meglio conservati d’Italia. Non mancheranno ville e unità immobiliare per ogni portafoglio, il tutto integrato nel complesso golfistico che sarà a sua volta rinnovato e riprogettato, soprattutto nelle parti comuni e nel campo pratica”.
Allettante, ambizioso e futuristico. Ma tutto questo da solo? “Decisamente no. Ho uno staff fantastico, coordinato dall’insostituibile Magdalena Gerogieva, che mi segue nel progetto. E poi ho mio figlio, Virginio, quattro anni e già inserito nel nuovissimo club dei giovani. 45 bambini, la maggior parte figli di non golfisti, che stanno avendo l’opportunità di appassionarsi al nostro sport in modo completamente gratuito”.
Dunque il futuro di Castell’Arquato è assicurato, così come si spera anche quello del golf in Italia. “Su questo punto ho intenzione di impegnarmi molto, perché ritengo assurdo che un Paese come il nostro, con le potenzialità che ha, sia ancora fermo al medioevo del golf. Bisogna fare di più e io farò di tutto per dare un impulso a questo meraviglioso sport”.
Luca Barassi
Giornalista sportivo e responsabile del sito Internet de Il Mondo del Golf e dello sviluppo web della Casa Editrice Scode.
Da Luca Barassi
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